Con una pandemia in corso, quella dell’isolamento è una questione etica, ma la ragione ultima di tale misura precauzionale va ricercata nella matematica.

Questioni epidemiologiche
- In epidemiologia, per ogni malattia infettiva, viene determinato un valore: R0, ovvero il numero di contagi di cui un individuo che si ammala può essere a sua volta responsabile. Tale numero viene calcolato in una popolazione che in precedenza non è mai venuta a contatto con l’agente patogeno e che, di conseguenza, non ha a disposizione delle protezioni specifiche (es. vaccino).
- Un altro elemento di rilevanza epidemiologica è il tempo medio che trascorre dal momento in cui una persona viene infettata dal virus a quello in cui la stessa persona trasmette il virus a qualcun altro.
Riportiamo queste affermazioni teoriche alla concretezza, attraverso un semplice esempio. Tizio viene infettato dal virus; in una prima fase, non sapendo di essere infetto, continua a vivere normalmente, senza alcuna cautela volta a prevenire la trasmissione dell’agente patogeno. Solo successivamente inizia a manifestare i primi sintomi, ed eventualmente corre ai ripari. Dal momento in cui ha contratto il virus, al momento in cui si è accorto di essere ammalato, quante persone ha già infettato Tizio? Gli epidemiologi cercano di dare risposta a problemi di questo tipo, al fine di arginare la trasmissione degli agenti patogeni.
Questo ragionamento vale per tutte le malattie infettive.
Il senso delle misure precauzionali
Adesso partiamo da un’informazione cruciale, per dare un senso alle misure precauzionali, che ci sono state prima raccomandate e poi imposte, attraverso specifici decreti.
Più è elevato il valore di R0, maggiore è la trasmissibilità della malattia.
Se attualmente il valore di R0 associato al Coronavirus è maggiore di 2, significa che ogni malato rischia di infettare almeno altre due persone; ognuna di queste due ne infetterà altrettante e così il virus si propagherà nella popolazione, con un andamento esponenziale, cioè molto velocemente. Ed effettivamente questo è ciò che si sta verificando.
Per rallentare il diffondersi del virus, bisogna ridurre il valore di R0. Solo quando questo valore sarà diventato minore di 1 si potrà sperare nell’arresto della diffusione virale.
In che modo il valore di R0 può essere ridotto? Ad esempio, vaccinando la popolazione. Infatti, attraverso il vaccino, le persone vengono rese immuni alla malattia, che quindi non potrà diffondersi a macchia d’olio nella popolazione. Il problema, nel caso del 2019nCoV, è che ancora non è disponibile una vaccinazione. Pertanto, bisogna agire in modo un po’ drastico, consigliando -e, qualora necessario, imponendo- la distanza sociale.
Quindi, a cosa serve mettere in quarantena i casi sospetti, chiudere le scuole, i teatri, i musei, i cinema, i bar, i negozi e dire alle persone di uscire di casa solo se strettamente necessario e mantenendo sempre la distanza sociale di almeno un metro? A ridurre il valore di R0, cioè il numero di persone a cui gli infetti possono trasmettere il virus.
Questioni etiche, matematicamente fondate
Come affermato inizialmente, osservare le misure precauzionali è una questione etica, che affonda radici in principii matematici incontrovertibili.

Eticamente, #iorestoacasa perché:
1) Non voglio rischiare di entrare in contatto con il virus! È egoismo? Sì, è un sano egoismo. Si tratta di autotutela. Da persona responsabile, ho il diritto e al contempo il dovere di mettermi in sicurezza.
2) Non voglio veicolare il virus! È altruismo? Sì, è una forma di responsabilità sociale. Se non nutro particolari preoccupazioni per la mia salute, devo almeno avere rispetto per gli altri, che potrebbero essere costituzionalmente più fragili.
Matematicamente, #iorestoacasa perché, evitando i contatti sociali non indispensabili, contribuisco alla riduzione del valore di R0. Così facendo, consento alla mia città (ma indirettamente anche alla mia regione, alla mia nazione, al continente in cui vivo e, in ultimo, all’intero pianeta) di far fronte a quella che, cominciata come un’epidemia circoscritta al territorio cinese, si è poi rivelata una problematica di proporzioni planetarie, cioè una pandemia.
Ognuno, nel suo piccolo, può -e quindi deve- fare qualcosa per arginare il problema. È un gesto d’amore: verso se stessi, verso i prossimi, verso l’umanità intera.
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