Quest’anno, la Giornata Nazionale della Psicologia è dedicata all’Ascolto: all’ascoltare e all’ascoltarsi. La centralità dell’ascolto nel lavoro psicologico giace nel fatto che il malessere inascoltato si inasprisce e, col tempo, può diventare più difficile da riconvertire in benessere; al contrario, un malessere a cui si dà ascolto e di cui si comprendono le origini, potrà essere elaborato, ridimensionato e infine superato.
Ascoltare (l’Altro)
Ascoltare l’Altro, al fine di comprenderne i vissuti, i pensieri, le emozioni e i sentimenti rappresenta il lavoro dello psicologo: un lavoro che ha lo scopo di dare all’Altro la possibilità di entrare in contatto con se stesso, promuovendone la crescita personale.
Ascoltare l’Altro (che può essere un figlio, il partner, un genitore o un’altra persona cara) è anche qualcosa che si può imparare a fare, rivolgendosi allo psicologo: attraverso percorsi di potenziamento delle abilità interpersonali è possibile migliorare qualitativamente le proprie relazioni, da quelle naturalmente conflittuali (ad esempio, tra due partner o tra genitori e figli adolescenti) a quelle più quotidiane e meno profonde.
Ascoltarsi
Ascoltarsi è ciò che l’Altro (ovvero chi si rivolge allo psicologo) impara a fare attraverso il percorso di crescita personale in cui il professionista dell’ascolto lo accompagna. Ascoltarsi è qualcosa che lo psicologo stesso, prima di cominciare ad esercitare la professione d’aiuto, ha imparato a fare.
Non tutte le persone che cercano supporto psicologico hanno difficoltà ad ascoltarsi, al contrario: in molti prendono la decisione di chiedere aiuto proprio perché, avendo dato ascolto ai propri bisogni, si sono resi conto di meritare di essere ascoltati.
Il malessere inascoltato
Quante volte metti da parte le tue esigenze, soprattutto emotive, per dare spazio a quelle di altre persone? In alcuni momenti può essere funzionale; però, se non ascoltarti diventa una modalità per non accorgerti di quanto realmente stai soffrendo, potresti accumulare in silenzio una serie di frustrazioni, per poi esplodere all’improvviso, magari per una ragione futile… con il rischio di passare per folle agli occhi di chi non comprende che una reazione, apparentemente immotivata, può essere in realtà l’espressione di un malessere rimasto inascoltato per troppo tempo.
Contrariamente a quanto pensino le persone poco informate, chiedere sostegno psicologico non equivale a riconoscersi deboli e incapaci di autogestirsi, ma è una sorta di atto di coraggio, perché non tutti hanno la forza di affrontare i problemi. Spesso si preferisce evitare di guardare la realtà in faccia, nella speranza che cambi da sola. La speranza sarà anche l’ultima a morire ma, quali possono essere i margini di miglioramento, se non ci si rimbocca le maniche?
“Per i miracoli bisogna pregare, per i cambiamenti bisogna lavorare” diceva Tommaso d’Aquino.
Un problema che non riceve attenzioni continuerà a crescere, fino a diventare di proporzioni tali da non poter più passare inosservato… e a quel punto potrebbe essere anche molto più difficile da risolvere.
Ottobre: “Studi Aperti”
Nel mese di ottobre è possibile rivolgersi gratuitamente a uno psicologo, per un colloquio informativo, di orientamento o di supporto psicologico. Sono tanti i professionisti che hanno aderito all’iniziativa “Studi Aperti” organizzata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi; tra questi professionisti ci sono anch’io.
Chi volesse contattarmi per prenotare una consulenza gratuita, può scrivermi all’indirizzo psicologa.anzola@gmail.com o telefonarmi al 3491512599
Non c’è nessun problema nell’ammettere di avere un problema; il vero problema è ostinarsi a non fare nulla per risolverlo.