Il primo assioma della comunicazione enuncia che “non si può non comunicare”, poiché persino il silenzio è una forma di comunicazione. Ne conseguirebbe che tutte le coppie, volenti o nolenti, comunichino. E, anche se decidessero di non rivolgersi più la parola, in qualche modo si starebbero reciprocamente dicendo “non voglio parlare con te”. Quindi il punto non è una scelta tra il comunicare e il non comunicare, bensì la scelta tra una comunicazione mediata dagli automatismi e una comunicazione consapevole e rispettosa: una comunicazione che sia rispettosa non solo dei propri pensieri e desideri ma anche dei sentimenti dell’altro.
Ho fatto riferimento alla “coppia” perché essa rappresenta la più piccola unità sociale entro cui si realizzano gli scambi comunicativi. Il discorso relativo alla comunicazione si applica a tutti i tipi di coppie: stabili o temporanee, sposate o separate, eterosessuali oppure omosessuali, omoculturali o interculturali; ma anche a coppie costituite da genitore e figlio, fratelli e sorelle, amici, allievo e insegnante, studente e compagni di scuola, lavoratore e collega o datore di lavoro.
Molte volte si litiga perché ognuno porta avanti un’idea, senza provare a comprendere l’idea dell’altro: il fatto stesso che l’altro abbia un pensiero differente viene interpretato come una discrepanza incolmabile all’interno del rapporto. Talvolta uno dei partner dice “cose giuste”, ma lo fa nel modo sbagliato… e un punto di vista inopinabile può tramutarsi in una vera e propria aggressione, se urlato in faccia all’altro o accompagnato da un’insalata di parolacce. Altre volte, sulla base di esperienze precedenti, ci si convince che il partner non sia in grado di comprendere il proprio punto di vista, allora si preferisce non comunicarglielo proprio, per evitare litigi; in tal modo, però, si evita anche di vedere riconosciute le proprie idee e ci si chiude in un silenzio che a lungo andare logora il rapporto.
Ogni persona ha il diritto di esprimersi e,
riconoscendo tale diritto anche all’altro,
ha il dovere di prestare attenzione a ciò che l’altro esprime.
Imparare a comunicare in modo assertivo è una forma di rispetto innanzitutto nei propri confronti e, di riflesso, nei confronti dell’altro. Infatti, una comunicazione assertiva presuppone la comprensione empatica dell’altro, ovvero la capacità di comprendere i vissuti e il punto di vista altrui.
L’empatia e l’assertività sono abilità relazionali che gli individui, singolarmente oppure in coppia, possono esercitarsi a mettere in pratica grazie al supporto di uno psicologo, finché non impareranno a padroneggiarle con sicurezza, facendone uno strumento con cui migliorare la propria vita di relazione. Apprendere a comunicare in modo assertivo non garantisce che tra i membri della coppia non ci saranno più divergenze: a cambiare sarà il modo in cui percepiranno e affronteranno tali divergenze. Si può riuscire a gestire il disaccordo anche senza urlarsi contro, sbattere porte o alzare muri di indifferenza e disprezzo. Ne va della salute mentale propria e dell’altro, e del benessere della coppia. Nel caso di coppie genitoriali, a beneficiarne indirettamente sarebbero anche i figli.
