Diagnosi: una doccia fredda
La diagnosi di autismo in un bambino o in una bambina può essere fonte di profondo turbamento per i suoi genitori, che spesso si sentono disorientati e inermi di fronte a una situazione che non sanno come gestire. Cercano informazioni che possano spiegare i comportamenti strani del figlio, si chiedono perché una simile sorte si sia abbattuta proprio sul proprio piccolo, desiderano capire quali saranno gli effetti che l’autismo avrà sul normale percorso evolutivo del bambino e -spesso- non riescono a fare a meno di cercare una causa… come se puntare il dito contro qualcosa potesse davvero alleviare il dolore profondo che la diagnosi ha inferto all’intera famiglia.

In che modo lo Psicologo può essere utile ai genitori di bambini affetti da disturbi dello spettro autistico?
- Supporto psicologico
I genitori si trovano in un momento di fragilità poiché vengono messi alla prova su diversi fronti: in primis nel loro ruolo genitoriale, ma anche a livello individuale e in ambiti della propria vita (solo apparentemente) lontani da quelle che sono le loro responsabilità nei confronti del figlio. Spesso, infatti, capita che uno dei genitori (generalmente la madre) decida di abbandonare il lavoro e di accantonare le attività che davano senso alle sue giornate, al fine di dedicarsi completamente ed esclusivamente al bambino in stato di bisogno. Il fatto oggettivo che i bimbi autistici tardino ad acquisire “le autonomie” rispetto ai loro coetanei, contribuisce ad alimentare la convinzione dei genitori di dover affiancare i propri figli in modo attento e costante. Anche il legame di coppia può risentire in modo negativo delle incombenze che il lavoro di cura comporta, per entrambi i genitori.
- Psicoeducazione
L’intervento psicoeducativo prevede una fase informativa e una fase formativa, che nel complesso consentono di fornire informazioni dettagliate sul disturbo, dare risposta agli innumerevoli interrogativi che affollano la mente dei genitori e, perdipiù, fornire strumenti e indicazioni pratiche per poter gestire le difficoltà quotidiane. La psicoeducazione, oltre che ai genitori, può essere rivolta a persone che interagiscono con il bambino ad altro titolo (es. altri familiari che occasionalmente si prendono cura di lui).
Lo psicologo provvederà anche a indirizzare il bambino verso Centri e percorsi specifici, nati allo scopo di agevolarne la crescita, tenendo conto delle problematiche individuali, e di alleggerire il carico genitoriale, il peso della cura.
- Elaborare la “diversità”
Il padre e la madre vedono crescere un bambino diverso da quello che avevano “sognato”. Magari avevano immaginato che diventasse un calciatore o una ballerina, un ingegnere o una dottoressa, un artista o una scienziata. Anche i genitori di bambini non autistici, il più delle volte, devono affrontare il fatto che i propri figli scelgano strade differenti da quelle che loro avevano immaginato, ma nel caso dell’autismo non si tratta di una scelta deliberata del figlio. È necessario quindi che i genitori facciano i conti con il divario esistente tra “l’idea” del bambino o della bambina che avevano immaginato di tirare su e il bambino o la bambina “reale”, con cui si interfacciano quotidianamente.
- Parent training
In genere nessun genitore segue dei percorsi formativi specifici per apprendere le abilità genitoriali, le quali sembrano essere insite nel suo modo di fare spontaneo. Eppure, davanti a un bambino autistico (ma anche nel caso di bambini con altre problematiche comportamentali), tali capacità sembrano essere insufficienti a creare una relazione soddisfacente con il proprio figlio. I comportamenti del bambino ingenerano nel genitore un turbinio di emozioni, spesso contrastanti: infatti, quando il bambino è calmo e interagisce positivamente, il genitore può percepire un maggior senso di competenza; al contrario, se il bambino inizia a manifestare un comportamento problematico che il genitore non riesce a contenere, la propria percezione di essere un buon genitore può notevolmente risentirne. Con l’aiuto di un professionista, è possibile lavorare sul proprio modo di entrare in relazione con il bambino o la bambina, acquisendo le competenze necessarie a fronteggiare i comportamenti problematici e le situazioni di stress.
Ammettere di aver bisogno di aiuto non vuol dire essere cattivi genitori ma -al contrario- è indice di una forte motivazione a diventare dei genitori migliori: più fiduciosi nelle proprie capacità e più pronti a far fronte in modo efficace alle esigenze, alle richieste e alle emergenze quotidiane.
L’ha ripubblicato su la luce interiore.
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