Roma. In un lunedì mattina come tanti, centinaia di persone popolano l’aeroporto di Fiumicino.
Un uomo si sta recando a lavoro e d’un tratto il suo passo, usualmente svelto, rallenta: sul suo cammino c’è qualcosa di insolito. Qualcosa che prima d’allora non aveva notato o che forse non c’era proprio. Una cabina di vetro ha catturato la sua attenzione.
SMOKING AREA.
Delle persone fumano in un’area riservata. Un’area in cui l’aria è resa irrespirabile dall’odore forte delle sigarette, che riesce ad avere la meglio sul sistema di filtraggio.
PERSONE AMMESSE: 8.
E la capienza è quasi esaurita. Alcuni sorridono perché, paparazzati dagli smartphone dei passanti incuriositi, si sentono un po’ VIP.
“Ma le camere a gas non erano una drammatica prerogativa dell’ideologia nazista?” s’interroga l’uomo, riprendendo il cammino con la consueta andatura.

Forse siamo davanti al primo esempio di bunker che protegge chi è all’esterno anziché al suo interno.
È geniale.
È inquietante.
È arduo trovare le parole per andare oltre la schiacciante eloquenza dell’immagine, che mostra esseri umani in una gabbia in cui entrano consapevolmente per respirare aria malsana.
La genialità risiede nella tutela del diritto di chi fuma a inalare le sostanze tossiche rilasciate dalle sigarette e nella contemporanea tutela del diritto di chi non fuma a non essere costretto a fumare passivamente nel momento in cui transita in prossimità dei gruppi di fumatori “en plein air”.
D’altra parte, è inquietante poiché ci porta a riflettere su ciò che accade e a interrogarci sul livello di autoconsapevolezza di chi sceglie di concedersi qualche minuto di relax in un posto dove la propria venialità sarà sotto gli occhi di tutti. Protetti dal freddo, reciprocamente solidali, ma in vetrina: esposti agli sguardi dei passanti, così come a quelli dei conoscenti dei passanti, destinatari di fotografie scattate per immortalare l’assurdo. Un assurdo fatto reale. Un reale che riconosce al bisogno di fumare una dignità pari a quella del mangiare o del bere. Un bisogno di fumare che trionfa sul senso di imbarazzo legato allo starsene in vetrina a inalare nicotina, catrame, monossido di carbonio e un certo numero di altre sostanze potenzialmente cancerogene.
La scritta sulla porta scorrevole, SLIDING DOOR, richiama alla mente il film omonimo, in cui prendere o perdere la metropolitana inciderà in modo determinante sull’esistenza della protagonista. Tornando a Fiumicino, non è possibile stabilire a priori se attraversare la porta scorrevole, in attesa dell’aereo, inciderà in modo significativo sulla qualità e sulle aspettative di vita dei viaggiatori, ma è bene ricordarsi che in alcuni casi compiere una scelta piuttosto che un’altra può cambiarci la vita: soprattutto quando la scelta in questione viene compiuta quotidianamente.